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venerdì 20 novembre 2020

 

Pandemia di COVID-19 del 2020 in Italia

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Patologia

COVID-19

Origine

Wuhan (Cina)

Nazione coinvolta

Italia

Primo focolaio
nella nazione

Codogno (LO)
(21 febbraio 2020)[1]

Periodo

30 gennaio 2020 -
in corso

Dati statistici[2]

Numero di casi

1 272 352 (18 novembre 2020[3][4])

Numero di guariti

481 967 (18 novembre 2020[3][4])

Numero di morti

47 217 (18 novembre 2020[3][4])

Sito istituzionale

Modifica dati su Wikidata · Manuale

Con pandemia di COVID-19 del 2020 in Italia si fa riferimento alla diffusione in Italia della malattia infettiva COVID-19.

I primi due casi italiani della pandemia sono stati confermati il 30 gennaio 2020, quando due turisti provenienti dalla Cina sono risultati positivi al virus SARS-CoV-2 a Roma.[5] Un focolaio di infezioni di COVID-19 è stato successivamente rilevato il 21 febbraio 2020 a partire da 16 casi confermati in Lombardia, a Codogno, in Provincia di Lodi,[1] aumentati a 60 il giorno successivo[6] con i primi decessi segnalati negli stessi giorni.[7]

Alla data del 18 novembre 2020 sono stati registrati 1 272 352 casi positivi, tra cui 481 967 dimessi e guariti, 47 217 deceduti, 743 168 casi attivi e sono stati effettuati 19 474 341 tamponi,[3] rendendo l'Italia il nono paese al mondo e il quinto in Europa per numero di casi totali e complessivamente il sesto paese al mondo e il secondo in Europa per numero di decessi.[4][8][9]

Per quanto riguarda le misure di contenimento dell'infezione, l'Italia è stata il primo paese europeo a sospendere tutti i voli diretti da e verso la Cina, con una delle misure più drastiche nell'UE.[9] Una volta scoperto il primo focolaio interno, tra le prime misure adottate vi è stata la quarantena di 11 comuni dell'Italia settentrionale (in Lombardia e in Veneto). Il 23 febbraio il Consiglio dei ministri emana il decreto-legge n. 6, che sancisce la chiusura totale dei comuni con focolai attivi e la sospensione di manifestazioni ed eventi sugli stessi comuni; nei giorni successivi il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte emana una serie di decreti attuativi (DPCM) in cui le misure di restrizione si fanno progressivamente più ferree ed estese via via all'intero territorio nazionale: DPCM del 25 febbraio, del 1º, 4, 8, 11 e 22 marzo e del 1º, 10 e 26 aprile.

Con il DPCM del 16 maggio 2020 il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte annuncia al Paese l’inizio della fase 2, dal 18 maggio sino al 14 giugno 2020. In questa fase riprendono molte attività commerciali al dettaglio, inclusi bar, ristoranti e parrucchieri e si annullano alcune restrizioni, quali isolamento sociale e spostamento regionale. Viene eliminata definitivamente anche l’autodichiarazione che si sarebbe dovuta esibire alle autorità competenti. Lo spostamento tra regioni è stato ripristinato dal 3 giugno 2020 con un ulteriore allentamento delle restrizioni.[10]

In seguito alla risalita della curva dei contagi nell'autunno dello stesso anno, con il decreto-legge n. 125 del 7 ottobre e i DPCM del 13, 18 e 24 ottobre sono state progressivamente introdotte rinnovate restrizioni incentrate, più che sulla limitazione ai movimenti, a norme per regolare le attività commerciali e private.

Con il DPCM del 3 novembre 2020 le Regioni italiane vengono raggruppate in tre tipi di scenari epidemiologici diversi, con l'adozione di misure più o meno restrittive a seconda dello scenario.

 

Da Wikipedia

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