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venerdì 28 settembre 2018

Funghi: inizia la stagione migliore, ecco dove cercarli

Funghi: inizia la stagione migliore, 

ecco dove cercarli

L'autunno è una delle stagioni migliori per chi cerca i funghi: ecco le zone in Italia dove cercarli

Dove cercare funghi in Italia
È arrivato l’autunno, una delle stagioni preferite per chi cerca i funghi. Ma non è così facile trovare quelli giusti da presentare in tavola, soprattutto se non si è fungaioli esperti e si è alle prime armi. Com’è noto infatti i luoghi ideali dove cercarli sono segreti molto preziosi e non vengono svelati con facilità da chi li conosce. Per non fare un buco nell’acqua e portare a casa un bel bottino, però, ecco qualche zona per una ricerca produttiva.
Prima, però, di mettersi alla ricerca di funghi è bene sapere è se nella zona dove siete intenzionati ad andare in esplorazione è necessario pagare una tassa a consorzi o altri enti, se ci sono dei giorni in cui è vietato o dei limiti quantitativi.
Un consiglio importante è quello di cercare di non andare a “caccia” quando c’è molta gente oppure dopo giornate festive, perché per forza di cose i funghi che si potranno portare a casa saranno molti meno.
Dal Trentino alla Sardegna ci sono tante zone particolarmente indicate, come anche suggerito dal sito di Agraria, dove vengono catalogati per poterli riconoscere.
Partendo dal Trentino, appunto, una zona interessante è quella dell’Altopiano della Paganella, ma non vanno escluse le Val di Fiemme e la Val di Non. Se si va in Valle d’Aosta, invece, La Thuile è perfetta per chi vuole tornare a casa con un bel bottino. In Liguria la Val d’Aveto, e in particolare la zona limitrofa al suggestivo Lago delle Lame nel comune di Rezzoaglio, è una tappa obbligata. Da non dimenticare anche la Valle Sturla dove si possono trovare numerosi funghi nei boschi che si trovano nell’area oppure, a Ponente, l’entroterra di Imperia. Nella vicina Emilia Romagna esiste la “strada del fungo” che collega Val di Taro, Val Baganza e Val di Ceno, da battere alla ricerca dei preziosi miceti. Nelle Marche ci sono diverse zone molto ricche per chi va in cerca dei miceti ad esempio il Parco naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi, oppure nei boschi del Monte Catria. Mentre in Calabria basta dirigersi nella zona della Sila o nel Parco Nazionale del Pollino.
In Campania si possono trovare in numerose aree adatte alla raccolta di funghi dell’entroterra, ma anche vicino alla Costiera Amalfitana e ad Avellino.
Quando si ha il prezioso bottino, però, è sempre bene far controllare da esperti che non ci siano prodotti non commestibili. Quindi è importante informarsi su dove fare le opportune verifiche.

martedì 18 settembre 2018

L’ALFABETO BULGARO E IL DIALETTO NAPOLETANO

L’ALFABETO BULGARO E IL DIALETTO NAPOLETANO

30.05.2008
Intervento della corrispondente Elena Chahanova durante la trasmissione “Horizont za vas” della Radio Nazionale Bulgara dal 25.05.2008
È difficile immaginarlo, ma è davvero cosi: l’alfabeto bulgaro e la lingua bulgara sono magici quando si tratta dei dialetti meridionali italiani, come il napoletano; vediamo perché. Questa è una lingua diversa dall’italiano anche se scritta con i caratteri latini. E’ molto difficile da leggere, perché si scrive in un modo, ma si legge in un altro; a causa di nessi di parole con doppie consonanti, accenti particolari e la diversa pronuncia delle sonanti “a” ed “e”. La loro pronuncia possiamo chiamarla “alla bulgara” perché il suono equivale alla nostra “ъ”. Questo suono si sente, ma non si scrive, perché nell’alfabeto latino una lettera così non esiste. Da dove glottologicamente provengono questi suoni sarebbe interessante saperlo, ma questo è un altro tema.

Bisogna sottolineare che il dialetto napoletano come tutti gli altri sono pienamente diversi dalla lingua ufficiale italiana quindi andrebbero tradotti. Ho scoperto però, che per pronunciare bene le parole napoletane è molto facile farlo tramite l’alfabeto bulgaro e la lingua bulgara nella sua forma scritta e parlata. E così la magnifica lettera “ъ” è indispensabile per la pronuncia così come anche per il dialetto pugliese o lucano, zone che io conosco bene. Basta che ci sia una persona del posto che parli il dialetto e le sue parole vengono trascritte in cirillico – cioè in bulgaro. Amici meridionali hanno detto che non è male imparare il bulgaro, perché quello che si pronuncia in dialetto (ad esempio) napoletano, se si scrive in bulgaro(cirillico) è più facile per essere poi letto in napoletano, anziché in caratteri latini. In pratica il nostro alfabeto è l’ideale per loro!

Per questo motivo ed in occasione del 24 maggio – la festa della scrittura e della cultura bulgara, mi sono divertita a trascrivere in cirillico dal dialetto napoletano la famosa canzone “Funiculì, funiculà. Questa canzone è stata composta nel 1880 in occasione della inaugurazione della funicolare Napoli-Vesuvio. Il nome della canzone proviene dalla parola “funicolare” che significa mezzo di trasporto con le funi sui binari. Nel ritornello infatti si canta come la fune va su, poi va giù e quanto è bello e divertente tutto ciò. La musica è scritta da Luigi Denza, le parole in napoletano di Peppino Turco. Ecco come è reso in cirillico la sua prima strofa:
in cirillico:

Aй cсера Нанинъ мънъ салиетъ
Ту сайъ адо? 
Ту сайъ адо?
Адо сто коръ ънгратъ кию дъспиеттъ 
фармъ нун по
фармъ нун по
Адо лу фуокъ кочъ, 
ма си фуъйъ 
тъ ласа ста
тъ ласа ста
Е нун тъ корръ априесъ
е нун тъ струйъ
Сул а гуарда,
сул а гуарда
Яммъ, яммъ, нкоппъ яммъ я,!
Яммъ, яммъ, нкоппъ яммъ я,!
Фуникули, фуникула, фуникули, фуникула,
Нкоппъ, яммъ я, фуникули, фуникул
in napoletano:

Aisséra, Nanninè, mme ne sagliette,
tu saje addó...
Tu saje addó...
Addó, 'sto core 'ngrato,
cchiù dispiette farme nun pò...
Farme nun pò!
Addó' lo ffuoco coce,
ma si fuje,
te lassa stá...
Te lassa stá.
E nun te corre appriesso 
e nun te struje
sulo a guardá...
Sulo a guardá...
Jammo, jammo,'ncoppa jammo ja'...
Jammo, jammo,'ncoppa jammo ja'...
Funiculí, funiculá, funiculí, funiculá...
'Ncoppa jammo ja', funiculí, funiculá..
tradotto in bulgaro:

Снощи, Нанина, се качих
ти знаеш ли къде,
Ти знаеш ли къде
Там, където твоето неблагодарно сърце
не може да ми прави на пук
Не може, не може
Там, където огънят изгаря, но ако избягаш
ще те остави
Ще те остави
И няма да тича след теб  да те похаби
дори само да го гледаш
дори само да го гледаш
Да вървим, да вървим, горе да вървим, да вървим
Да вървим, да вървим, горе да вървим, да вървим
Фуникули, фуникула, Фуникули, фуникула,
Горе да върви, да вървим, да вървим...
фуникули, фуникула
in italiano:

Ieri sera, Nannina, sono salito
tu sai dove...
Tu sai dove...
dove, questo cuore ingrato,
più dispetti farmi non può...
Farmi non può!
Dove il fuoco scotta, ma se scappi,
ti lascia stare...
Ti lascia stare.
E non ti corre dietro e non ti consuma
solo a guardarlo...
Solo a guardarlo...
Andiamo, andiamo, sopra andiamo, andiam...
Andiamo, andiamo, sopra andiamo, andiam
Funiculí, funiculá, funiculí, funiculá...
Sopra andiamo, andiam... 
funiculí, funiculá...
Le strofe sono tre. Alla fine, l’eroe innamorato inebriato dal piacere di viaggiare in su e poi in giù, propone a Nannina di sposarlo. Una metafora della vita, perché lassù a lui sembra di dimenticare i problemi amorosi, ma purtroppo alla fine vede sempre lei ed è meglio quindi sposarsi per risolvere i problemi. Ma, nella vita non succede sempre cosi. Non sappiamo se il protagonista è diventato felice, ma la funicolare non ha avuto successo. E’ stata smantellata durante la Seconda Guerra Mondiale. La canzone però è sopravvissuta in tutti i sensi. Anche per essere trascritta in cirillico nella sua versione originale dialettale. Una cosa molto utile per chi vuole cantarla per buon umore e non solo!
*Il testo in cirillico è stato realizzato con la cortese collaborazione di Michele Dibiase. Il testo in napoletano e quello in italiano sono da Wikipedia.

Autore: Elena Chahanova
Fonte: Radio Nazionale Bulgara

sabato 15 settembre 2018

Lettera a Cristina.... e a tutti quelli di buona volontà....


Cristina l'ha già letta e si è trovata d'accordo su molte cose di quelle che ho scritto. Negli ultimi tempi sull'argomento ho scritto altre note. Penso che l'amicizia come la pensa Facebook e si sforza di alimentare per molti è una finzione per togliersi dall'incomodo della solitudine, per trovare consensi alle quattro sparate che esternano come sapientoni o fautori di futuro che resta comunque incerto. Un popolo dove tutti sono bravi a non fare niente o soltanto chiacchiere che cercano di vivere un passato che aveva comunque i suoi limiti e le sue disparità economiche e sociali che se restaurato li vedrebbe soltanto sopravvivere per benevolenza o morire di stenti per non essere nelle grazie di chi li utilizza.
Oggi invece sono le classi politiche, le più svariate, che non hanno imparato niente della passate esperienza fascista (ex socialista).
Farsi rispettare è un conto, produrre è un altro, essere all'altezza della situazione per essere pari e non subalterni, portare le ricchezze alla produzione di beni e benessere per tutti per vivere in pace e tolleranza senza prepotenza dall'una e dall'altra parte. Bisogna imparare a vivere del proprio lavoro con un salario minimo che assicuri dignità e concorrere alle bilancio dello stato in proporzione al reddito con misure sopportabili per tutti.

A Cristina
Oggi ho scritto altre cose. Ho provveduto ad aggiornare il Blog Ruocco tribù. All'inizio c'era una maggiore partecipazione. Forse molti speravano di trovare lo zio d'America e molti che sono dall'altra parte mi avevano scambiato per un agenzia per chi cerca scomparsi. Ho chiarito a più riprese che il blog non serviva o poteva anche servire a trovare una soluzione per chi ne avesse avuto bisogno..... Qualcosa è stato fatto senza neppure pubblicizzarlo. Ho trovato tanti amici, ma pochi disposti a collaborare per il mio progetto che non vuole raggiungere il fondo della storia ma soddisfare un'esigenza di identità che quest'appartenenza ha sempre manifestata. A volte ho trovato volti familiari in volti mai visti prima, o scoperta anche qualche parentela più stretta, ho chiarito a chi ne aveva bisogno che ho bisogno io di sapere chi sono e non di sapere i fatti degli altri se non hanno lo stesso bisogno. Ringrazio chi mi legge e mi vuole bene e mi esterna la propria disponibilità umana ed intellettuale, chi mi accompagna nel mio viaggio e anche se qualcuno mi dimentica lungo il suo percorso di vita non mi rammarico. Queste cose che sto scrivendoti è uno sfogo che sentivo necessario quando mi accorgo che c'è qualcuno che si allontana senza dirmi le sue difficoltà. Gente che mi son trovata a fianco e mi ha onorato di giudizi che alla lunga ho condiviso perché sinceri ed appropriati, perché altri mi hanno fatto rendere conto del mio valore approfittandone.
Non ho bisogno di amici se questi amici vogliono essere soltanto cercati, ma anche io ho bisogno di amici per conservare la mia umanità, per scherzare, divulgare o imprecare contro il paragnosta di turno che senza vergognarsi della faccia da culo che ha te la mostra e ti frega senza dirti in cambio almeno un grazie. Ti chiedo scusa, ma ti ritengo tante cose, una buona parte di me che mi segue come un'ombra. Un salutone e buona giornata. Gioacchino

Il volto di Cristina RUOCCo é su INTERNET. 
basta chiederle l'amicizia.

Suor Ruocco Teresa e le consorelle Carmelitane a Santa Marinella e in giro per il mondo






















martedì 11 settembre 2018

Galleria d'autori. - Ruocco, Di RUOCCO o che scrivono di RUOCCO: ALBERTO MIRABELLA: “Il valore paradigmatico dei soprannomi a Sarno” Termini, mestieri e giochi finiti nell’oblio.


Il "paradigma" di una Città

Ogni persona che ama leggere sa che ci sono libri in grado di restituire questo sentimento di amore-passione ogni qualvolta che essi vengono aperti e letti. Il volume di cui intendo parlare in questo articolo ne è un esempio. Va ad aggiungersi a quelli che ho pubblicato scrivendo di migliaia di libri da cui è costituita questa guida di bibliomania ormai in funzione da diversi anni. Un libro questo che parla dell'esistenza di “valori” in quelli che sono i soprannomi che ogni comunità si dà nella quotidiana lotta per la sopravvivenza.
Mi riferisco ad un libro che ha un titolo esteso, seguito da un sottotitolo ancora più lungo, un vero e proprio “paradigma” riferito ad una città che si è autodegradata a paese, suicidandosi nelle sue nobili tradizioni civili, politiche e sociali. Un libro che offre la possibilità di avere la descrizione, la fotografia di un ambiente umano di antico e storico prestigio, oggi purtroppo inghiottito da quel mostruoso habitat che è diventato l’hinterland napoletano che si distende tutt’intorno a “sterminator Vesevo”. Mi riferisco alla Città di Sarno. Un paese dove non sono nato ma dove ho trascorso gran parte della mia esistenza. Un luogo purtroppo assurto al disonore delle cronache internazionali qualche decennio fa per il dissesto ambientale, tuttora ancora irrisolto, le cui conseguenziali, disastrose frane risparmiaromo me e la mia famiglia ma causarono tante vittime innocenti. Vivevamo, e tuttora in parte ancora ci abito, proprio nell’occhio del ciclone che è una delle frazioni di questa Città.. Questa dà anche il nome alla Valle, alle spalle del Vesuvio, nota come Valle del Sarno. L’autore di questo libro è un vecchio amico di infanzia di questo bibliomane, anche se chi scrive ha qualche anno in più. E’ un appassionato e valente docente di materie letterarie nonchè formatore e docente universitario: il prof. Alberto Mirabella.
A prima vista il libro potrebbe sembrare interessante solo per i limitati aspetti culturali riportabili a studi di linguistica, di dialettologia ed alla storia del folklorelocale. Man mano che lo si sfoglia ci si accorge, invece, che il libro di Mirabella è un ottimo strumento di lavoro per conoscere le radici della microstoria dei fatti, delle vicende, dei luoghi e dei personaggi che hanno vissuto e tuttora vivono in questa terra. Con l’aiuto di un libro del genere si possono, infatti, studiare le trasformazioni subite negli usi, nei comportamenti e nelle abitudini degli abitanti nel corso del tempo. Una chiave per decifrare le ragioni del decadimento di questo ambiente, attraversato dal fiume omonimo sulle cui sponde fiorì un tempo la ricca civiltà osco-sannita. Ma tutto questo accadeva qualche millennio fa. Qui intendo parlare dell’oggi o del recente presente, senza necessariamente navigare nei secoli trascorsi. Basta ricordare quello che era questa Valle e questa Città soltanto poche decine di anni fa, tra la fine del secolo diciannovesimo e gli inizi del novecento. L’epoca gloriosa dei grandi insediamenti industriali, dei capitalisti illuminati che portavano nomi come Franchomme, Buchy & Strangmann, Turner, D’Andrea, Robustelli. Migliaia di posti di lavoro, nuove fabbriche, nuove strade di accesso veloce realizzarono quello che i libri di storia chiamano il “miracolo industriale” di Sarno. Addirittura qualcuno chiamò la città di Sarno “la Liverpool del Mezzogiorno d’Italia”. La sola fabbrica Buchy, produttrice di tela e canapa, occupava oltre duemila operai. Questo “miracolo” fu possibile anche per una lungimirante politica dei trasporti. Ferdinando II aveva intuito l’ímportanza strategica del trasporto su “strada ferrata”. L’invenzione della macchina a vapore e della rotaia veniva così sperimentata anche in Italia. Il 3 ottobre 1839 con l’inaugurazione della prima ferrovia d’Italia, la mitica Napoli - Portici, aveva avuto inizio anche da noi l’epopea ferroviaria. Nel maggio dei 1841 si prosegui fino Torre del Greco e, nel maggio di tre anni dopo, nel 1844, si giunse fino Nocera. In meno di cinque anni la linea Napoli - Nocera era completata. I manufatti delle fabbriche di Torre, Scafati, Angri e di Nocera venivano portate direttamente nel porto di Napoli e di là inoltrati per tutte le destinazioni. La costruzione della rete ferroviaria nella nostra Regione era solo all’inizio. Presto le località più significative come Castellammare, Gragnano, Acerra, Capua, Nola, Palma e finalmente Sarno venivano raggiunte dal ferro delle rotaie e dal vapore delle fumose locomotive. Il 16 Gennaio 1856 la prima locomotiva arriva a Sarno:
“Memorabile giorno, degno di essere scritto a lettere d’oro nelle cronache cittadine, quello del 16 gennaio 1856”. Così lo Storico ricorda il giorno dell’arrivo a Sarno della prima locomotiva. E così descrive quella splendente giornata di quel lontano freddo inverno. “Sarno esultava, mille e mille bandiere garrivano al vento da ogni balcone, da ogni finestra. Dal Castello colpi di mortaretti. Musiche per le vie rigurgitanti di popolo in festa. İl treno entrò lucido d’acciaio e di ottoni, fumando, strepitando, nella stazione nuova, fra le commosse acclamazioni d’innumerevole folla. Tutte le autorità erano sul posto; v’era anche il Vescovo Mr. Fertitta. Da una intonata orazione il Re veniva fuori aureolato di saggezza, di bontà, di sapienza”. Così la prima locomotiva, annunciata all’orizzonte da una densa nuvola di fumo nero e dal penetrante modulato fischio, entrava, solenne, nella “novella” Stazione. Aveva percorso i ventisette chilometri che la separano da Cancello in appena mezz’ora. E lo stupore della gente festante, giunta da ogni dove, era grande. La Stazione odorante ancora di pittura fresca si presentava nelle sue linee semplici ed essenziali. Addobbata con festoni e bandiere di ogni foggia e colori presentava al vasto pubblico acclamante il proprio organico al completo: il Capo Stazione, un Ricevitore, un Guardiamagazzino, due Commessi e due Controllori di porte, tutti eleganti nelle nuove marziali divise. Nel piazzale, sostante su uno dei due binari, la locomotiva, una “Buddicom” di costruzione inglese del 1843, diretta erede della mitica “Bayard” della Napoli-Portici del 1839, dava spettacolo di sé esibendosi, come prima donna, in grandi sbuffi di vapore bianco. Tutto intorno una folla entusiasta tenuta a rispettosa distanza da un baffuto ed annerito fuochista”. (***)
Anche tra la prima e la seconda guerra mondiale e fino alla metà degli anni cinquanta, continua la storia della Sarno industriale, la Sarno imprenditrice, la Sarno culturale, la Sarno agricola e produttiva. Ma comincia anche a delinearsi la Sarno dei grandi fallimenti, come quello della chiusura dello stabilimento STAR e della perdita di tanti posti di lavoro. Ma lo sapevate che a Sarno scomparvero anche le acque minerali? Sì, avete letto bene. Una delle voci mancanti nel libro è quella riferita all’acqua “zoffregna”, l’acqua solfurea con i relativi bagni e fanghi minerali ai quali io, ancora ragazzo, accompagnavo mia madre per curare le vene ed i reumatismi. Con l’avvento della prima ondata di una presunta modernità degli anni sessanta comincia il lento, nascosto, strisciante declino che porterà ad una lesiva stagnazione umana, seguita da una grave decadenza politica, sociale ed istituzionale che si caratterizza ancora oggi nell’attuale triste contemporanea quotidianità. Una Città degradata ad anonimo e sfregiato “paesone” senza identità umana, sociale e politica. Aveva un suo carattere, una propria specificità in termini di qualificazione, natura e riconoscimento sia all’interno che all’esterno. Sono questi i “valori” delle varie voci proposte che potevano anche andare oltre i limiti dei piccoli gli spazi di una piccola provincia meridionale che l’Autore di questo prezioso libro cerca di salvare.
Molte volte nel libro di Alberto Mirabella ricorre il nome, non in forma di soprannome ma come riferimento bibliografico, di un prete poco amato e altrettanto poco riconosciuto in vita per il valore dei suoi studi. Il personaggio portava il nome di Silvio Ruocco. Don Silvio è stato il primo, unico, vero, grande storico moderno che la Città di Sarno abbia avuto. Tutti gli storici d’oggi sarnesi non possono nemmeno immaginare come don Silvio scriveva i capitoli della sua “Storia di Sarno”. Una calligrafia a mano di difficile lettura ed interpretazione faceva penare i compositori che dovevano decifrare quanto lui aveva scritto e che poi dovevano comporre a mano lettera per lettera. Gli scrittori contemporanei di questa Città, veri maestri del “copia e incolla”elettronico, devono a lui, don Silvio, alla sua scienza storica ed alla sua abilità di scrittore e ricercatore, tutto quello che sappiamo del nostro passato. Ricordo che mio padre mi affidava il compito di portare alla sua casa in viale Margherita le bozze della sua “Storia ” che il prete gli ordinava di stampare a sedicesimi, con cadenza periodica e quando c’erano i soldi. Burbero e poco incline alla conversazione, don Silvio era poco amato dai compaesani. Una donna panciuta vestita di nero mi apriva la porta e lo avvertiva a gran voce che “‘o guaglione r’o stampatore” aveva portato i fogli. Mi faceva entrare e li prendeva con un mugugno che mi sembrava un grugnito. Mi indicava poi con la mano la porta. Anche io avrei potuto avere un posto ed un soprannome in questo libro soltanto se il buon Alberto avesse ricordato che mio padre era “ ‘o stampatore” di piazza Municipio ed io suo figlio. Sono queste solo alcune delle “voci di mestieri” e “modi d’essere” che mancano in questo libro. Se ne potrebbero elencare molte altre ma ci vorrebbero volumi. Mi sono permesso di segnalarle solo per dire che quelle che così pazientemente ed abilmente sono state individuate e presentate da Alberto testimoniano il suo grande amore per questa Città che ha sua lunga storia. I “soprannomi”, quindi, oppure i“stuortenomi”, come identità, storia personale e relazionale aggiuntiva. Altra “voce”assente, ma per fortuna ancora “viva” è quella di un altro noto personaggio sarnese che l’autore del libro presenta invece sia in foto che in diverse citazioni poetiche e che risponde al soprannome, di “masta gino”, alias Gino De Filippo. Manovale, muratore, autodidatta, ma anche pittore, scrittore, poeta sia in italiano che in vernacolo, “masta gino” impersona il grande spirito creativo individuale artistico e libertario che palpita nascosto in molti uomini del Sud. Di lui è uscito di recente un’antologia dei suoi scritti sia in prosa che in versi, a cura di chi scrive. Un modo come un altro per onorarne la figura e la produzione artistica. Un personaggio sarnese che ha raggiunto la bella età di ottanta anni e che non ha mai voluto rinunciare al suo rigore morale mantenendo sempre la propria indipendenza anche a caro prezzo. Molte delle immagini che corredano questo post sono suoi lavori. Portano chiaramente il suo stile e le sue caratteristiche riportabili al suo soprannome di “masta gino” sinonimo di creatività, ingegno, precisione e stile.
Ma torniamo ai “valori paradigmatici” dei nomi nel libro di Mirabella. “What’s in a name?” - “Che cos’è un nome?”, si chiede ingenuamente la Giulietta di Shakespeare quando non riesce a comprendere le ragioni per le quali lei, che ha per nome Capuleti, non può amare Romeo che ha per nome Montecchi. Com’è possibile che ci possano essere tante differenze e contrasti con alla base soltanto un“nome”? Nella sua situazione Giulietta ha ben ragione a chiederselo. Alla stessa maniera di come si giustificano queste centinaia di “voci” sotto forma di nomignoli, soprannomi ed appellativi che scorrono nelle pagine di questo libro. Metafore, clichès, stereotipi, iterativi, sinonimi o antonimi, chiamateli come volete, essi identificano realtà scomparse, ricordi diventati davvero ombre troppo lunghe di una realtà locale diventata troppo corta. “Realtà di un popolo che sente la necessità di pensare anche in termini di localizzazione e di circoscrizione”“genesi vettoriale” che, purtroppo, a mio sommesso parere, non ha portato a sviluppare una “linea progressiva di apprendimento che parte da un punto noto per scoprire situazioni e regioni sempre più allargate”. Così si esprime il primo cittadino nella stringata presentazione dell’opera senza dare ragione di questa usanza e della relativa decadenza sia degli stessi che del luogo dove vivono. Ecco come si manifesta la trasformazione, la decadenza e la fine di una realtà comunitaria che aveva una sua capacità creativa, una sua propria sintesi, tra il reale e l’ideale, sfidando quasi sempre impensabili difficoltà con spirito e senso del dovere, della fatica e dell’umorismo.
Nel leggere queste “voci” che Alberto Mirabella ha fatto emergere dalle profondità di un passato sarnese che non ritorna, ho avvertito forte la mancanza di una guida che potesse aiutarmi a meglio comprendere e descrivere certe situazioni e certi personaggi che compaiono nel libro. Ho pensato a mio nonno Michele, il fondatore di quella che fu la “Arti Grafiche M. Gallo & Figli”, ho pensato a mio padre ed ai suoi fratelli tipografi ed editori, a Sarno come a Napoli, testimoni e trascrittori di una realtà locale scomparsa. Se fossero stati ancora vivi mi avrebbero aiutato a comprendere meglio nomi e soprannomi, posizioni e situazioni, luoghi e artifizi, usi e costumi perduti sull’onda del tempo. Avrei potuto sapere di più su quelle generazioni di lavoratori che si alzavano alle quattro del mattino e sciamavano verso quelle fabbriche del loro lavoro rispondendo al richiamo della “tufa”, come veniva chiamata la sirena che cadenzava le ore di lavoro. Anche questa “voce” non è presente nel repertorio del libro. Sono sicuro che i miei antenati l’avrebbero volentieri segnalata ad Alberto. La Città di Sarno era davvero una città nobilmente operosa, attiva e viva nei suoi molteplici aspetti, così come si può evincere dalle mille sfaccettature che la realtà esistenziale si manifestava in queste “voci” che solo in apparenza sono quello che vogliono sembrare. La prova la si trova non tanto nell’esauriente quarta parte del libro che contiene la bibliografia e le fonti utilizzate, quanto in quella successiva, la quinta, che contiene l’elenco delle pubblicazioni su Sarno, a partire dall’ottocento ai giorni nostri. Colgo l’occasione per segnalare al bravo e preciso Alberto un’altra mancanza nel suo elenco. Quella che riguarda il periodico “ORA nel Mezzogiorno” fondato e diretto da Salvatore d’Angelo. Un giornale che visse di lotte e di indipendenza per oltre dieci anni, vale a dire dal 1982 al 1993. Se si consultano a fondo i numeri di questa importante pubblicazione si potranno fissare nel tempo i primi segnali del grave decadimento umano, sociale, politico e culturale cui andava incontro la comunità sarnese. Sfogliare quelle pagine è un’operazione che faccio spesso e trovo conferma di quanto sostengo con tuttta la modestia di chi sa di avere avuto torto.
Non è il caso di intentare in questa occasione processi a chicchessia. Resta il fatto doloroso che questa Città è stata degradata a Paese dalle varie classe dirigenti che si sono alternate al governo della città. Una ex-città che non è quella che l’attuale Sindaco Amilcare Mancusi, nella citata presentazione del volume, vuol far credere, parlando della valenza e del valore del “soprannome”. Egli chiama questa valenza e questo valore, “link”“vale dire un’area riservata ma facilmente individuabile da un colore o da un segno o da una immagine”. Nella moderna forma di comunicazione, invece, il concetto di “link” presuppone un riferimento attivo, ecclettico, altamente competitivo e selettivo, dinamico nelle sue prospettive ed atteggiamenti. Nella realtà di questa Città, che si è autodegradata volontariamente a Paese, sotto la perversa guida di molti suoi amministratori, è rimasto soltanto quel romantico ma distruttivo atteggiamento del ricordo, della memoria, per il bel tempo antico, il tutto frammisto ad un senso di autocommiserazione che ben si accoppia con i sentimenti di frustrazione, servilismo, approssimazione e qualunquismo.
Nessuna istituzione ne esce indenne, siano esse laiche o religiose, politiche o culturali, locali o nazionali. Chi non ricorda il cosi detto “onorevole” “ Paschitte”? Anche Mirabella lo cita nel suo libro. Egli non ne ricorda i comici trascorsi “parlamentari” pur scrivendo che “girava senza mai distaccarsi dalla borsa e sosteneva che avrebbe portato il mare a Sarno destando grande ilarità”. Ricordo che durante le campagne elettorali nelle quali noi giovani sarnesi ci dilettavamo a seguire le accese battaglie elettorali nei comizi in piazza Municipio, tra falci e martelli, campane e gallinacei (Alberto ricorda “ ‘’o Allo” - il simbolo del “gallo” di capuana memoria), dopo ogni comizio interrogavamo l’on. Paschitte sul suo programma elettorale. Lui ci rispondeva confermandoci che se fosse stato eletto avrebbe portato il mare a Sarno!. Dichiarava che San Matteo sarebbe stato il lungomare! Quanti senatori ed onorevoli abbiamo visto passare sui palchi elettorali di piazza Municipio. Personaggi, spesso solo figuri sia locali che forestieri, che abbiamo con piacere dimenticato. Ma ci ricordiamo con allegria l’innocuo, tranquillo e sopratutto onesto “onorevole Paschitte”. Bravo Alberto! per averci ricordato insieme a questo amabile ed innocuo personaggio della nostra giovinezza tanti altri dimenticati nel fiume del tempo della identità di questa Città degradata a “paese”. Quanti altri personaggi e voci simili avresti dovuto/potuto ricordare nel tuo lungo elenco, carissimo Alberto. Sindaci, assessori, senatori e onorevoli a vari livelli, tonache nere o bianche, personaggi da sepolcri imbiancati, di città vicine o lontane, raccoglitori di voti e distribuitori di promesse mai mantenute, personaggi che hanno fatto della loro azione politica soltanto occasioni di interesse particolare e provocato nel tempo il degrado e il declassamento di questa Città che oggi è solamente uno dei tanti paesi di quella grande periferia che è l’entroterra napoletano. Sarno ormai resta famosa nel mondo soltanto con il soprannome di “‘o paese re ffrane”. Un triste “soprannome”vero paradigma di una città che ha perso la sua identità.
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ALBERTO MIRABELLA:
“Il valore paradigmatico dei soprannomi a Sarno”
Termini, mestieri e giochi finiti nell’oblio.
Ovvero r’i stuortonòmme. strangenòmme, scangianòmme e anginòmme

Brunolibri Editore, Salerno, 2010
ISBN 978-88-86836-60-9

RUOCCO : Biblioteca - Autori dalla lettera A alla lettera G del nome di battesimo

A
Alberto Mirabella
Autore Coautore:
Alberto Mirabella
Titolo
Il valore  paradigmatico dei soprannomi a Sarno”
Termini, mestieri e giochi finiti nell’oblio.Ovvero r’i stuortonòmme. strangenòmme, scangianòmme e anginòmme
Editore:
BRUNO LIBRI Editore
Codice ISBN:
978-88-86836-60-9
Anno di riferimento:
Salerno, 2010
Categoria
Storia sociale

Aldo Ruocco
Autore Coautore:
Aldo Ruocco
Titolo
L'omeomesoterapia nelle patologie artroreumatiche
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:

Categoria


Andrea Amici
Autore Coautore:
Andrea Amici
Titolo
Una tragedia Italiana – 1943. L’affondamento della corazzata Roma
Editore:
Longanesi Editore
Codice ISBN:
/
Anno di riferimento:
2012
Categoria
Racconti di guerra dedicato al Ten.  Emilio Ruocco

Angelo Ruocco
Autore Coautore:
Angelo Ruocco
Titolo
L'ultimo round
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:

Categoria
Narrativa

Autore Coautore:
Angelo Ruocco
Titolo
Operazione scacco matto (Noli prize)
Editore:
NR
Codice ISBN:

Anno di riferimento:

Categoria


Autore Coautore:
Gianni Cavallina / Stefano Lombardi / Angelo Ruocco
Titolo
Architettura tra ragioni ed intenzioni
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:

Categoria
Saggi

Anna Maria Bianco Ruocco
Autore Coautore:
Anna M. Bianco Ruocco
Titolo
C'era una volta Napoli
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:

Categoria
Piccola biblioteca 80

Anselmo Ruocco 
Autore Coautore:
Anselmo Ruocco
Titolo
La difficoltà di essere normali
Editore:
Girali Editore
Codice ISBN:

Anno di riferimento:
18 lug. 2005
Categoria


C
Carlo Ruocco 
Autore Coautore:
Carlo Ruocco
Titolo
Elimina la pancia in 24 giorni
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:

Categoria


Autore Coautore:
Carlo Ruocco
Titolo
Ventre piatto in 24 giorni
Editore:
De Vecchi editore
Codice ISBN:

Anno di riferimento:
23 apr. 2009
Categoria


D
Danilo Ruocco 
Autore Coautore:
Tatiana De Belli e Danilo Ruocco
Titolo
Comunicare con i mass media
Editore:
Coordinamento regionale dei Centri di Servizio per il Volontariato della Lombardia, 2007.
Codice ISBN:

Anno di riferimento:

Categoria


Autore Coautore:
 Danilo Ruocco
Titolo
 Comunicare con i mass media
Editore:
 Icone Edizioni
Codice ISBN:

Anno di riferimento:
 2002
Categoria


Autore Coautore:
 Danilo Ruocco
Titolo
 Consigli per parlare in pubblico
Editore:
 Coordinamento regionale dei Centri di Servizio per il Volontariato della Lombardia, 2007.
Codice ISBN:

Anno di riferimento:
 2007
Categoria


Autore Coautore:
Danilo Ruocco
Titolo
Meno di 40
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:
9 nov. 2010
Categoria


Autore Coautore:
 Danilo Ruocco
Titolo
 Le parole della comunicazione
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:
 2003
Categoria


Autore Coautore:
Titolo

Lavapiubianco

Editore:
Edizione Kindle
Codice ISBN:

Anno di riferimento:

Categoria


Autore Coautore:
 Danilo Ruocco
Titolo
 Parla Egisto
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:
26/03/2013
Categoria


Autore Coautore:
Titolo

Racconti per il Web

Editore:
Lulu.com
Codice ISBN:

Anno di riferimento:
2007
Categoria


Autore Coautore:
Danilo Ruocco
Titolo
Editore:
Bulzoni
Codice ISBN:

Anno di riferimento:
1 mag. 2000
Categoria
Le fonti dello spettacolo teatrale

Autore Coautore:
 Danilo Ruocco
Titolo
 Un'altra morale
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:

Categoria


Darrel Ruocco 
Autore Coautore:
Darrel Ruocco
Titolo
Foolosophy: Humor Is The Key To A Healthy Mind
Editore:
Edizione Kindle
Codice ISBN:

Anno di riferimento:
6 set. 2007
Categoria


Domenico Ruocco 
Autore Coautore:
Domenico Ruocco
Titolo
Campania
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:

Categoria
Le regioni d'Italia

Autore Coautore:
Domenico Ruocco
Titolo
Cento anni di geografia in Italia
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:
1 ott. 2001
Categoria
Argomenti geografici

Autore Coautore:
Domenico Ruocco
Titolo
Glossario geografico internazionale
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:
1988
Categoria


Autore Coautore:
Domenico Ruocco
Titolo
Il rame nel Katanga
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:
1955
Categoria


Autore Coautore:
Domenico Ruocco – Maria Clotilde Giuliani
Titolo
Italia
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:
1985
Categoria


Autore Coautore:
Domenico Ruocco - Franciosa L., Pedreschi L.,
Titolo
La casa rurale nella Campania
Editore:
D. Fondi e Casa Editrice Leo S. Olschki srl
Codice ISBN:

Anno di riferimento:
31/12/2012
Categoria


Autore Coautore:
Domenico Ruocco
Titolo
La geografia e i suoi fattori.
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:
1975
Categoria


Autore Coautore:
Domenico Ruocco
Titolo
L'alta Valle del Volturno oggi.
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:
1 gen. 1959
Categoria


Autore Coautore:
Domenico Ruocco
Titolo
La mia vita di geografo
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:

Categoria


Autore Coautore:
Domenico Ruocco
Titolo
La popolazione della Liguria dal 1971 al 1991
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:

Categoria


Autore Coautore:
Domenico Ruocco
Titolo
Le Alpi - Geografia dello sviluppo territoriale
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:

Categoria


Autore Coautore:
Domenico Ruocco
Titolo
L’Uraguay e l’Italiani.
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:
1991
Categoria


E
Eduardo Federico
Autore Coautore:
EDUARDO FEDERICO
Titolo
Giobbe Ruocco, Capri, la storia
Editore:
/
Codice ISBN:
9788889097137
Anno di riferimento:
2009
Categoria
Storia locale

Eugenio Ruocco
Autore Coautore:
Eugenio Ruocco
Titolo
Scienza delle costruzioni: Il solido0 di saint Vincent
Editore:
McGrawe-Hill per l’Università
Codice ISBN:
9788838664571
Anno di riferimento:
Marzo 2011
Categoria
Eserciziario con codice di calcolo automatico

F
Felice Ianniciello
Autore Coautore:
Felice Ianniciello
Titolo
Don Emilio Ruocco. Vita di un uomo probo.
Editore:
Itinera
Codice ISBN:

Anno di riferimento:
di (Brossura)
Categoria


Frances Ruocco 

Autore Coautore:

Frances Ruocco  

Titolo

True Love Grows In Brooklyn

Editore:
BookAdda
Codice ISBN:

Anno di riferimento:

Categoria


Francesco Ruocco
Autore Coautore:
Francesco RUOCCO
Titolo
IL CODICE DI POLIZIA COORDINATO CON I CODICI PENALE E DI PROCEDURA PENALE: COMMENTO TEORICO-PRATICO
Editore:
Unione Arti Grafiche ,Città di Castello
Codice ISBN:

Anno di riferimento:
1936
Categoria
SCIENZE GIURIDICHE

Autore Coautore:
Francesco RUOCCO
Titolo
Il nuovo diritto di polizia. Manuale teorico pratico , in-8, VIII +166, m.pelle
Editore:
Codice ISBN:

Anno di riferimento:
1927
Categoria
SCIENZE GIURIDICHE

G

G
Autore Coautore:
G. Ruocco
Titolo
L’evidenz dei diritti: la declaration des droits de Seyes e la critica di Bentham.
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:
1990
Categoria


Giancarlo Ruocco
Autore Coautore:
Giancarlo Ruocco – Teodoro Valente
Titolo
Gestione sostenibile del ciclo dei rifiuti urbani. Gli scenari strategici per Roma e la Regione Lazio.
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:
2013
Categoria


Gianpaolo Ruocco 
Autore Coautore:
Gianpaolo Ruocco
Titolo
Un'introduzione alla fisica tecnica. Termofluidodinamica applicata
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:
1 feb. 2002
Categoria


Gino Frezza / Rosaria Gaudio
Autore Coautore:
Gino Frezza / Rosaria Gaudio
Titolo
L’arca futura – Archivi mediali digitali, audiovisivi, web
Editore:
Meltemi.edu
Codice ISBN:
978-88-8353-630-4
Anno di riferimento:
2008
Categoria


Gioacchino Ruocco
Autore Coautore:
Gioacchino RUOCCO / Anna Iozzino 
Titolo
Arte Poesia
Editore:
Edizioni Comed - Milano
Codice ISBN:
/
Anno di riferimento:
1994
Categoria
Poesia e Arte

Autore Coautore:
Gioacchino RUOCCO / Maria Claudia Proietti
Titolo
Manuale per la organizzazione dei Servizi di Prevenzione delle ASL
Editore:
ASI edizione
Codice ISBN:
/
Anno di riferimento:
2002
Categoria
Attività prevenzionistica

Autore Coautore:
Gioacchino RUOCCO
Titolo
Turnanno arreto
Editore:
Ilmiolibro
Codice ISBN:

Anno di riferimento:
2011
Categoria
Poesie napoletane

Autore Coautore:
Gioacchino RUOCCO
Titolo
La scultura nell'Arte contemporanea
Editore:
Edizioni Comed - Milano
Codice ISBN:
/
Anno di riferimento:
1985
Categoria
Arte

Autore / Coautore 
Gioacchino RUOCCO
Titolo
Indagine conoscitiva su alcuni fabbricaticon coperture in cemento-amianto in località Magliana, Roma
Editore:
ISPESL
Codice ISBN:
/
Anno di riferimento:
2004
Categoria
Attività prevenzionistica

Giobbe Ruocco
Autore Coautore:
GIOBBE RUOCCO
Titolo
Capri attraverso i suoi documenti del secolo XVI
Editore:

Codice ISBN:
/
Anno di riferimento:
1956 Napoli
Categoria
Storia locale

Autore Coautore:
Giobbe Ruocco
Titolo
L’arte del ‘300 a Capri: il monumentale affresco del portale della Chiesa della Certosa di S. Giacomo
Editore:

Codice ISBN:
/
Anno di riferimento:
1932 Napoli
Categoria
Storia locale

Autore Coautore:
Giobbe Ruocco
Titolo
Capri nella sua storia e nei suoi monumenti angioini
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:
1953
Categoria


G. Ruocco
Autore Coautore:
L.Baldissara e G. Ruocco
Titolo
Le trappole (2007) vol. 14-15
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:
29 nov. 2007
Categoria


Autore Coautore:
G.Ruocco
Titolo
L'evidenza dei diritti. La déclaration des droits di Sieyès e la critica di Bentham
Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:

Categoria


Autore Coautore:
G. Ruocco
Titolo

Editore:

Codice ISBN:

Anno di riferimento:

Categoria


Giovanni Ruocco
Autore Coautore:
GIOVANNI RUOCCO  
Titolo
Critica libertina e cultura nella Francia del XVII secolo
Editore:
Codice ISBN:

Anno di riferimento:

Categoria


Autore Coautore:
GIOVANNI RUOCCO  E  LUCA  - G. Bonaiuti
Titolo
Dall’antico regime alla Rivoluzione
Editore:
Codice ISBN:
 9788883346408
Anno di riferimento:
2011, p. xviii-428, 15x21 cm, bross.
Categoria


Autore Coautore:
Giovanni Ruocco  e Luca Scuccimarra
Titolo
Il governo del popolo
Editore:
Codice ISBN:
 9788883346408
Anno di riferimento:
2011, p. xviii-428, 15x21 cm, bross.
Categoria


Autore Coautore:
GIOVANNI RUOCCO  
Titolo
LO STATO SONO IO. LUIGI XIV E LA RIVOLUZIONE MONARCHICA DEL MARZO 1661
Editore:
 IL MULINO
Codice ISBN:
 8815088571
Anno di riferimento:
 2005, elenco pubblicato il 30/10/2007
Categoria


Autore Coautore:
GIOVANNI RUOCCO
Titolo
LO STATO SONO IO. LUIGI XIV E LA RIVOLUZIONE MONARCHICA DEL MARZO 1661
Editore:
 IL MULINO
Codice ISBN:
 8815088571
Anno di riferimento:
 2006, elenco pubblicato il 23/12/2010
Categoria


Autore Coautore:
GIOVANNI RUOCCO  
Titolo
LO STATO SONO IO. LUIGI XIV E LA RIVOLUZIONE MONARCHICA DEL MARZO 1661
Editore:
 IL MULINO
Codice ISBN:
 8815088571
Anno di riferimento:
 2007, elenco pubblicato il 23/12/2010
Categoria


Autore Coautore:
GIOVANNI RUOCCO
Titolo
LO STATO SONO IO. LUIGI XIV E LA RIVOLUZIONE MONARCHICA DEL MARZO 1661
Editore:
 IL MULINO
Codice ISBN:
 8815088571
Anno di riferimento:
 2008, elenco pubblicato il 23/12/2010
Categoria