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martedì 18 settembre 2018

L’ALFABETO BULGARO E IL DIALETTO NAPOLETANO

L’ALFABETO BULGARO E IL DIALETTO NAPOLETANO

30.05.2008
Intervento della corrispondente Elena Chahanova durante la trasmissione “Horizont za vas” della Radio Nazionale Bulgara dal 25.05.2008
È difficile immaginarlo, ma è davvero cosi: l’alfabeto bulgaro e la lingua bulgara sono magici quando si tratta dei dialetti meridionali italiani, come il napoletano; vediamo perché. Questa è una lingua diversa dall’italiano anche se scritta con i caratteri latini. E’ molto difficile da leggere, perché si scrive in un modo, ma si legge in un altro; a causa di nessi di parole con doppie consonanti, accenti particolari e la diversa pronuncia delle sonanti “a” ed “e”. La loro pronuncia possiamo chiamarla “alla bulgara” perché il suono equivale alla nostra “ъ”. Questo suono si sente, ma non si scrive, perché nell’alfabeto latino una lettera così non esiste. Da dove glottologicamente provengono questi suoni sarebbe interessante saperlo, ma questo è un altro tema.

Bisogna sottolineare che il dialetto napoletano come tutti gli altri sono pienamente diversi dalla lingua ufficiale italiana quindi andrebbero tradotti. Ho scoperto però, che per pronunciare bene le parole napoletane è molto facile farlo tramite l’alfabeto bulgaro e la lingua bulgara nella sua forma scritta e parlata. E così la magnifica lettera “ъ” è indispensabile per la pronuncia così come anche per il dialetto pugliese o lucano, zone che io conosco bene. Basta che ci sia una persona del posto che parli il dialetto e le sue parole vengono trascritte in cirillico – cioè in bulgaro. Amici meridionali hanno detto che non è male imparare il bulgaro, perché quello che si pronuncia in dialetto (ad esempio) napoletano, se si scrive in bulgaro(cirillico) è più facile per essere poi letto in napoletano, anziché in caratteri latini. In pratica il nostro alfabeto è l’ideale per loro!

Per questo motivo ed in occasione del 24 maggio – la festa della scrittura e della cultura bulgara, mi sono divertita a trascrivere in cirillico dal dialetto napoletano la famosa canzone “Funiculì, funiculà. Questa canzone è stata composta nel 1880 in occasione della inaugurazione della funicolare Napoli-Vesuvio. Il nome della canzone proviene dalla parola “funicolare” che significa mezzo di trasporto con le funi sui binari. Nel ritornello infatti si canta come la fune va su, poi va giù e quanto è bello e divertente tutto ciò. La musica è scritta da Luigi Denza, le parole in napoletano di Peppino Turco. Ecco come è reso in cirillico la sua prima strofa:
in cirillico:

Aй cсера Нанинъ мънъ салиетъ
Ту сайъ адо? 
Ту сайъ адо?
Адо сто коръ ънгратъ кию дъспиеттъ 
фармъ нун по
фармъ нун по
Адо лу фуокъ кочъ, 
ма си фуъйъ 
тъ ласа ста
тъ ласа ста
Е нун тъ корръ априесъ
е нун тъ струйъ
Сул а гуарда,
сул а гуарда
Яммъ, яммъ, нкоппъ яммъ я,!
Яммъ, яммъ, нкоппъ яммъ я,!
Фуникули, фуникула, фуникули, фуникула,
Нкоппъ, яммъ я, фуникули, фуникул
in napoletano:

Aisséra, Nanninè, mme ne sagliette,
tu saje addó...
Tu saje addó...
Addó, 'sto core 'ngrato,
cchiù dispiette farme nun pò...
Farme nun pò!
Addó' lo ffuoco coce,
ma si fuje,
te lassa stá...
Te lassa stá.
E nun te corre appriesso 
e nun te struje
sulo a guardá...
Sulo a guardá...
Jammo, jammo,'ncoppa jammo ja'...
Jammo, jammo,'ncoppa jammo ja'...
Funiculí, funiculá, funiculí, funiculá...
'Ncoppa jammo ja', funiculí, funiculá..
tradotto in bulgaro:

Снощи, Нанина, се качих
ти знаеш ли къде,
Ти знаеш ли къде
Там, където твоето неблагодарно сърце
не може да ми прави на пук
Не може, не може
Там, където огънят изгаря, но ако избягаш
ще те остави
Ще те остави
И няма да тича след теб  да те похаби
дори само да го гледаш
дори само да го гледаш
Да вървим, да вървим, горе да вървим, да вървим
Да вървим, да вървим, горе да вървим, да вървим
Фуникули, фуникула, Фуникули, фуникула,
Горе да върви, да вървим, да вървим...
фуникули, фуникула
in italiano:

Ieri sera, Nannina, sono salito
tu sai dove...
Tu sai dove...
dove, questo cuore ingrato,
più dispetti farmi non può...
Farmi non può!
Dove il fuoco scotta, ma se scappi,
ti lascia stare...
Ti lascia stare.
E non ti corre dietro e non ti consuma
solo a guardarlo...
Solo a guardarlo...
Andiamo, andiamo, sopra andiamo, andiam...
Andiamo, andiamo, sopra andiamo, andiam
Funiculí, funiculá, funiculí, funiculá...
Sopra andiamo, andiam... 
funiculí, funiculá...
Le strofe sono tre. Alla fine, l’eroe innamorato inebriato dal piacere di viaggiare in su e poi in giù, propone a Nannina di sposarlo. Una metafora della vita, perché lassù a lui sembra di dimenticare i problemi amorosi, ma purtroppo alla fine vede sempre lei ed è meglio quindi sposarsi per risolvere i problemi. Ma, nella vita non succede sempre cosi. Non sappiamo se il protagonista è diventato felice, ma la funicolare non ha avuto successo. E’ stata smantellata durante la Seconda Guerra Mondiale. La canzone però è sopravvissuta in tutti i sensi. Anche per essere trascritta in cirillico nella sua versione originale dialettale. Una cosa molto utile per chi vuole cantarla per buon umore e non solo!
*Il testo in cirillico è stato realizzato con la cortese collaborazione di Michele Dibiase. Il testo in napoletano e quello in italiano sono da Wikipedia.

Autore: Elena Chahanova
Fonte: Radio Nazionale Bulgara

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