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Avverbi, Diverbi e sentimenti...

martedì 22 maggio 2012

Si saglio 'nparaviso....




Si saglio ‘nparaviso 'nzieme a te,
pecchè me ne faie scennere chiagnenno
comme si avesse perzo o sto perdenno
‘o ppoco ‘e bbene ca m’è dato tu ?

E’ meglio c’’o chiarimmo chistu fatto
ca io nun sto mangianno ‘int’’o piatto
’e chi nun tene famme o spezzechia
e ca campammo ‘nzieme ormi’ ‘a tant’anne.

E si facimmo ‘o juoco ca facimme
é pe nun dà ‘mpurtanza ‘e male ‘e cape,
a chiù ‘e na parola ca dicimme
senza penzà doie vote e per la quale.

‘E vvote t’acchiappasse e te facesse
chello can un te faccio e ca nun voglio,
chello c’’a dinte ‘ mmane tu me scippe
sfruntate comme si, comme te voglio.

Quanno te guardo smeccianno appena
te pigliasse ‘int’’e braccia a mal’appena
me passo nu penziero dint’o core
pe me scurdà stu tuorto e stu dulore

ca quanno tu me gire ‘e spalle pare
’o munno se fa cchiù peccerillo e
io te perdo a nu mumento a n’ato
comme si ‘e me nun fusse ‘nnammurata,

comme a n’estraneo ca nun ricanusce,
comme a nu viento ca trascina ‘a mare
‘e ccose ca sule ‘nterra stanno bbone
chello ch’è ddoce e perzo se fa amaro.

Nu juorno ‘e chistu, doppe fatte ‘e cunte,
si ‘a spunte tu ce vengo sulamente
si m’assicure ca overamente
me vuò almeno ‘bbene ca i’ do’ a te.

Pecchè si ‘o paraviso nun è ccose,
ca nun fa bbene comme pienze tu
vedimmece dimane a casa mia
ca m’arricorda tant’’a giuventù.

Nun sempe ‘o paraviso è per la quale,
na si carretta o leggere ‘o giurnale.
Vulese sta cu tte fino a dimane
fino a c’’o tiempo nun deventa eterno

comme a stu quaderno addo i’ scrivo
si me vuo bbene  o tiene nu currivo.
Lassamme  stà! L’addore ’e chesti rrose
‘o sente pure ccà  quanno me staie

vicino e cirche sta vocca  p’’a vasà,
quanno me passe nu poco ‘e mandarino
e ‘o tiempo corre senza d’’o cuntà
comme si stesse ancora a te sunnà.


G. Ruocco

Ostia Lidio, 22 maggio 2012 ore 15,00ù



Inserita nella raccolta " Suspire 'e miezojuorno"
Autore: Gioacchino Ruocco





lunedì 21 maggio 2012

Emigranti


Dopo l’Unità d’Italia per chi voleva espatriare, l’obbligo del passaporto riguardava unicamente il capofamiglia, pertanto non si può sapere quante e quali  persone sono realmente andate all’estero o a lavorare in Algeria che riguarda il nostro caso.

Una parte dell’emigrazione per l’Algeria, soprattutto quella delle regioni settentrionali, vi arrivò attraverso i porti francesi.

Con una legge del 1887 i lavoratori italiani nel settore della pesca che risiedevano in Algeria furono obbligati a prendere la nazionalità francese. Tra il 1887 e il 1891   4.752 italiani (per la maggior parte pescatori) furono naturalizzati francesi.

Da Procida partirono in molti attratti anche dalle informazioni che i compaesani spedivano a casa salvo poi perdere i contatti con le famiglie di origine per il loro analfabetismo.

In più, per quanto tenaci, frustati dalla mancata conoscenza della lingua locale e per questo limitati nei rapporti con le genti del posto, costretti ad intermediari che nella migliore delle ipotesi approfittavano della lor subordinazione, vivevano nell'ambito paesano locale che se da una parte dava conforto alla loro nostalgia dall'altra li privava di dare voce alle proprie aspettative civili e sociali.

Le storie che arrivano in redazione sono quelle più disperate per il tempo trascorso e per gli avvenimenti storici che hanno sconvolto la vita di tanti di questi nostri fratelli.

Le associazioni che aiutano i più anziani sono sen'altro da apprezzare, ma tolgono al singolo la voce che dovrebbe dare sfogo ai loro sentimenti. Addolcendo la loro nostalgia li condannano a un rimpianto che neppure la poesia riesce più ad accogliere. Le storie, quasi tutte uguali, raccontano fantasmi irreperibili ad anni di distanza.

I nostri fratelli diventano il più delle volte degli estranei e chi li cerca un elemento scomodo da guardare con sospetto.

Neppure la politica riesce a rintracciarli tanto si è diluito nei discendenti il sentimento di appartenenza anche se nella mia breve esperienza ho conosciuto italiani all'estero che volevano tornare, altri che  ricordavano appena qualche parola di italiano, altri che mi guardavano con sospetto come se fossi l'uomo delle tasse o qualche connazionale scomodo.

Aspetto che spontaneamente i nostri connazionali ritrovino un motivo per riprendere la strada di casa quando l'avremo lastricata con le loro speranze.

La nostra giustizia non è quella che loro si aspettavano. Non siamo ancora cresciuti, ma al di là delle bugie che ci raccontiamo e dei misfatti che commettiamo trovo che siamo meno ipocriti di tanti altri che si chiudono nella nuova prigione della privay e ne escono solamente per motivi di sopravvivenza che comunque si assicurano.

DOPO TUTTE QUESTE ANNOTAZIONI VORREI TROVARE PERò UNA RISPOSTA DA DARE A CHI HA ANCORA SENTIMENTI DA SPENDERE anche se le nuove radici sono ormai troppo lontane fra loro e i nuovi frutti non ne hanno coscienza.

Riandare indietro nel tempo non è però impossibile, basta volerlo anche perché quelli che vivono a Procida che possono interrogare i parenti lontani in altre parti del della Terra con i quali conservano rapporti che sono andati avanti negli anni ravvivando un legame che fa ancora sangue, ancora appartenenza, ancora famiglia.

ASPETTO ALMENO UNA STORIA, UN TENTATIVO...



5 x mille





Come destinare il proprio 5 per mille


Destinare il 5 per mille è semplice: basta mettere una firma e il codice fiscale della Lega del Filo d’Oro nello spazio riservato al sostegno delle Onlus, che si trova nei modelli per la dichiarazione dei redditi (modello 730, UNICO e CUD). 

Il codice fiscale della Lega del Filo d’Oro è: 80003150424

mercoledì 16 maggio 2012

RUOCCO a AIX-EN-PROVENCE


C'e anche uno stadio che è stato battezzato con il nome  RUOCCO-ANGARI Robert.

















Stade Roberto Ruocco-Angari

Stade Roberto Ruocco-Angari

RUOCCO cerca RUOCCO a PROCIDA


Se nell'ultima email il nipote si è arreso, io non mi arrendo.

Nel 1880 la bisnonna è partita da Procida per andare a vivere a Mer-el-Kebar dove vivevano altri procidani per dare un volto diverso alla propria esistenza e una vera dignità alla propria vita.

Sicuramente  sarà deceduta prima dei bombardamenti che si sono abbattuti sulla cittadina di mare o diversamente è stata trasferita in altra località dell'Algeria assieme a tutti i residenti civili per non farli soccombere inermi durante le azioni di guerra che gli avversari portavano per via aerea.

Credo, a conti fatti, che i sopravvissuti ancora in vita abbiano la mia stessa età e i loro figli e nipoti sicuramente hanno sentito raccontare il dramma che i loro progenitori hanno vissuto che può alleviarsi solamente raccontandolo agli altri.

Quando si vive una esperienza del genere i legami diventano più forti dei vincoli di sangue e la memoria più attiva e reattiva.

Il perchè di queste parole è la necessità di suscitare ricordi per dare una speranza a chi lo desidera di sapere dove attualmente vivono i discendenti dei propri nonni, i cugini che non hanno mai conosciuto ma di cui hanno solo sentito parlare di cui hanno una vaga idea.

Se scamparono alle bombe certamente sono andati altrove a cercare un angolo di pace. Sicuramente qualcuno sa del loro destino, anche a Procida dove abitarono fino all'età adulta e dove i Ruocco che ancora vi abitano hanno sicuramente memoria di quei lontani parenti.



Il primo Annuncio è stato pubblicato il 18 aprile 2012 su questo stesso Blog.

Dopo aver rivolto l'appello al Sindaco mi rivolgo ai Procidani in giro per il mondo e ai loro figli e pronipoti.

Chi sa dove sono i discendenti di questo amico e fratello mi scriva.

WWW.Ma chi si ? Ma che vuò ?.it - Tina Piccolo


WWW.Ma chi si' ? Ma che vuò ? . it

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