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sabato 30 novembre 2013

NEL BENE E NEL MALE:STRAGE DEL MONTEROSA, ASSOLTO RUOCCO .


 
Ieri i giudici della seconda Corte d'Assise d'Appello hanno assolto Giuseppe Ruocco , l'uomo che era stato ritenuto, in primo grado, come uno dei responsabili di una efferata pagina scritta dalla malavita organizzata di Napoli: la strage del Monterosa. Il nuovo verdetto, pronunciato dopo circa due ore di camera di consiglio, assolve Giuseppe Ruocco: non responsabile della carneficina consumatasi il 18 maggio 1992 nel rione Monterosa, cuore malato della periferia metropolitana. 
 
La quarta corte di Assise del tribunale di Napoli lo aveva condannato a venti anni di reclusione per la strage avvenuta a Secondigliano, nel memorabile agguato in cui furono uccisi da proiettili sparati all'impazzata Raffaele e Salvatore Prestieri, Aniello Quarto, Domenico Abate. Nella circostanza furono feriti e trasportati all'ospedale anche Francesco Murolo, Francesco Cimmino e Antonio Esposito per gravi lesioni. Colpiti pertanto pregiudicati, un presunto gregario, un vigile urbano.
 
La pronuncia di ieri della Corte d'Assise d'Appello ha invece condannato Giuseppe Ruocco a sette anni e quattro mesi per il tentato omicidio in danno di Giuseppe Perruzzo,  un delitto, nell'ottica accusatoria, perpetrato il 22 luglio 1992 per vendetta, dal momento che il Ruocco avrebbe considerato la vittima, una persona coinvolta nell'omicidio di sua madre. 
 
Circa la strage di Secondigliano, c'è da dire che l'assoluzione di Giuseppe Ruocco conferma la linea difensiva dell'avvocato Rosario Marsico che già in primo grado aveva chiesto l'assoluzione per il suo assistito. 
Cade come elemento di prova la ricostruzione basata su quanto riferito dal collaboratore di giustizia Antonio Ruocco, fratello di Giuseppe che aveva raccontato i particolari della strage, a suo dire, commessa con il fratello e Alfredo Negri, oggi deceduto. Ed è stato lo stesso procuratore generale Rod, nel corso della sua requisitoria, a sottolineare come la confessione resa da Antonio Ruocco, fratello di Giuseppe e collaboratore di giustizia, non ha ottenuto riscontro alcuno, salvo che da alcune dichiarazioni rese dai verbalizzanti; dichiarazioni che sarebbero state ottenute da altro testimone presente alla strage attraverso una registrazione poi andata perduta. Ma il testimone ha negato in dibattimento di avere detto quanto registrato nel nastro dagli agenti di polizia giudiziaria. E pur affermando di avere avuto con gli agenti un breve colloquio sulla strage ha riferito nel corso del processo che gli agenti stessi dopo alcune sue risposte negative lo avrebbero congedato inopinatamente. 

Il 18 maggio 1992, a Secondi gliano, vi fu un minuto e mezzo di terrore criminale, nel corso del quale si scatenò l'inferno, gli assassini si accanirono sul corpo dei propri obbiettivi criminali. Addirittura fu lanciata una bomba a mano contro per coprire la fuga dei killer. Una carneficina, immediatamente inquadrata dagli investigatori nella feroce lotta per il controllo del ricco mercato degli stupefacenti nell'area orientale napoletana, dove i 
Prestieri erano considerati da sempre i principali trafficanti per conto dei Licciardi della Masseria Cardone.

Il bar ``Fulmine'' rappresentava il punto di riferimento dove Raffaele e Rosario Prestieri, all'epoca 32 e 30 anni, riunivano i propri affiliati.

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