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mercoledì 26 febbraio 2014

Prefazone di PF. Listri a Piccolo Seme Nero di Marcellina Ruocco ed. youcanprint

Marcellina Ruocco
Marcellina Ruocco 26 febbraio 7.24.52
Prefazone di PF. Listri a Piccolo Seme Nero di Marcellina Ruocco ed. youcanprint

MARCELLINA FUORI DALL’EDEN

Queste ricche pagine sono un lungo monologo di donna, sono pagine infinitamente intransigenti ma anche tenere nel proporre una serie di epifanie della memoria, insieme ricercata e ulcerante. Sono dunque appunti di una vita dove tutto appare sospeso e a momenti onirico, ma tutto è anche limpidamente preciso nel rammentare dinieghi allegrie e delusioni.
Tutto è struggentemente soggettivo, ma anche aperto quasi che da un’altrove arrivi un segno di comprensione e di solidarietà.
Se un senso – come ogni libro che dice il vero – queste pagine portano con sé è quello di un doloroso stupore di non essere amati; il femminile sta in una vita che sembra essersi compiuta fra due grandi amori.
La memoria è precisa: stanze, fiori, voci, figure, ma recuperate fra partecipazione e inappartenenza; con quel raro atroce fiabesco che è proprio di una verità passata e recuperata.
Sembra quasi che la dimensione frammentata e onirica della scrittura sia scelta per evitare un giudizio definitivo sul passato. E anche una dimensione che consente la rara aureola di una possibile poesia.
Se il contenuto, s’è detto, è la propria delusa infanzia, una madre inaccettata e poi recuperata nel ricordo, uno o due amori grandi e infelici, lo stile è quello di una scrittura stenografica e paratattica. Una serie di tasselli che formano un coerente arazzo. La forma è ora di prosa narrativa, ora di versi (forse i meno convincenti dell’insieme) ora addirittura di dialogo o monologo teatrale. Forse l’autrice, che è una notevole attrice, vorrebbe ma sa che tutto questo sarebbe rischioso e difficile da recitare sul palcoscenico.
Un tema, o meglio un’epifania, ritorna costantemente e resta nella memoria del lettore: quella del giardino. Ogni scrittore del resto racconta il proprio esilio dal suo Eden.

Pier Francesco Listri
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