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domenica 17 luglio 2011

Pacche secche

 




Le pacche secche in Calabria erano le mele tagliate a metà e messe a seccare al sole, definite cibo per poveri; altra notiza le cita a proposito della Quaresima " che viene presentata con la tipica filastrocca: ”Quaresima secca secca ca se magne pacche secche, le ricietti dammmenne una me schiaffai nu cinqu’frunni, le ricietti rammenne n’ata me schiaffai ‘na zucculata” (Alberto Virgulto da Sessa Aurunca) senza indicare una ricetta.

La ricerca è continuata senza darmi quel conforto che cercavo. Tutte le notizie scaturite dalla ricerca portavano in direzione di frutta messa ad asciugare al sole o di prodotti singoli, ma nessuna mi ha dato quel conforto che cercavo sulla ricetta che sto per segnalarvi.

Quando l'appresi ero un ragazzino di cinque o sei anni, mi trovavo presso la famiglia di mia madre che a Torre centrale conduceva in affitto alcuni moggi di terreno agricolo dai quali tiravano il loro sostentamento.

Un giorno d'estate notai una delle mie zie mettere al sole su un piano di legno pezzi di melanzane ricavati da quelle che non venivano inviate al mercato perchè in parte rovinate, delle zucchine  che si trovavano nelle stesse condizioni e una pianta grassa che chiamavano "purchiacchielle" che estirpavamo da solchi che curavano ma commestibile, che giunge sulle tavole partenopee sempre in unione con un’altra erba/insalata detta arucola (rughetta). La pianta ha un fusto ramoso e piccoli fiori gialli ed è della famiglia delle Portulacacee.

Ogni volta che passava davanti a quel piano rivoltava le cose messe ad asciugare per evitare le muffe che avrebbero inevitabilmente prodotte le parti in ombra. A sera le copriva con un panno di tela e ritirava il piano, che non era molto grande, in cucina dove l'aria era ricambiata attraverso la finestra di riscontro posta in cima alla parete di confine con la proprietà adiacente.

La nonna era molto severa sugli incarichi che affidava ad ogni figlia, la maggioranza erano donne, che cercava di addestrare in questo modo alle responsabilità della vita. Eravamo appena usciti dalla guerra e la campagna, posta in prossimità della ferriera, aveva sopportato bombardamenti di ogni sorte anche in pieno giorno. Il recupero delle aree produttive proseguiva alacramente, ma i prodotti ancora esigui venivano inviati principalmente al mercato. Quelli di scarto invece venivano utilizzati in tutti i modi possibili per la parti ancora commestibili per cui i ripiani diventarono più di uno e l'area intorno casa  diventò quell'estate un imoianto di essiccazione a cielo aperto.
Quando i prodotti avevano persa tutta l'acqua che includevano venivano messi in sacchette di tela che venivano poi appese in un locale molto ventilato ed ispezionate continuamente.

Quella miscellanea la mangiai ai primi freddi d'inverno. Ne ammollarono nell'acqua bollente una buona chilata e dopo averla sgocciolata la passarono in padella dove avevano messo a cuocere i pomodori presi da quelli che avevamo appesi per la conservazione. assieme a un aglio e un poco poco di peperoncino.

Ultimata la cottura ognuno di noi ricevette la porzione che desiderava e mangiai per la prima volta le pacche secche prima con una certa diffidenza e poi con una certa ingordigia in quanto il sapore del pomodoro le rendeva eccessivamente saporite e gustose.

La nonna mi guardava con occhi increduli anche se sapeva che ero di bocca buona e non rifiutavo mai niente.

Ad un certo punto, quando vide che raccoglievo il sugo residuo dal piatto con pezzetti di pane, mi chiese se mi erano piaciute, risposi con una domanda che la lasciò sbalordita: - Le fai domani un'altra volta ?

E' una vita che non le mangio. Della famiglia di mia madre sono rimaste ancora due sorelle e un fratello, ma non hanno più voglia di riandare alle loro origini, di riproporre pe esperienze passate.


Quando mi faccio avanti con questi ricordi mi guardano in maniera interrogativa e il più delle volte mi rispondono dicendo: - Ma chi ce l'ha più il tempo per fare certe cose. I tempi sono cambiati. La gente vuole altre cose da mangiare. I figli me le tireebbero appresso. 

giovedì 14 luglio 2011

La nave affonda ... e i topi chiamati a salvarla

Finalmente il volto dei nostri grattacapi


Bene fa il Presidente della Repubblica a chiedere coesione e bene fa l’opposizione a concederla, ma male ha fatto fin qui il governo a nascondere la realtà dei fatti, la propria incapacità ad agire, a insistere che tutto andava bene mentre il nostro futuro affondava nel mare magnum di una insipienza cronica e di un arremabaggio che ancora oggi mira ad impadronirsi della cosa pubblica attraverso una politica fatta per gli amici.

“Naufraghi all'improvviso” titola Repubblica e i MASSIMO GIANNINI scrive “ORA QUALCUNO dovrà spiegare agli italiani come sia stato possibile, dall'oggi al domani, passare da "La nave va" di Silvio Berlusconi al "Titanic" di Giulio Tremonti. Qualcuno dovrà chiarire a un'opinione pubblica confusa come sia stato possibile precipitare in poche ore dalla leggenda berlusconiana su un'Italia "che è già uscita fuori dalla crisi e l'ha superata molto meglio degli altri", alla tregenda tremontiana intorno a un Paese che a causa del suo debito pubblico "rischia di divorare il futuro nostro e quello dei nostri figli".

Farebbero bene gli elettori del PDL ha rompere il patto che hanno fatto con l’attuale maggioranza.
La presa di coscienza di una parte di questo elettorato già c’è stata con i referendum, ma bene farebbe l’opposizione a costituirsi parte civile contro questo governo denunciandolo per crimini contro l’umanità per tutte le bugie che ha raccontato e la sfrontatezza messa in atto per denigrare quel poco di buono che l’opposizione è riuscita a dare.

Bene farebbe l’opposizione ha rivedere il proprio atteggiamento per dimostrare che esiste ed è in grado di governare nell’alternanza alle prossime elezioni mettendo in risalto il proprio impegno costruttivo per uscire dai marosi economici di questi ultimi anni con la presentazione di leggi che impegnano il governo in carica ad agire per costruire una realtà operativa duratura senza improvvisare salvataggi come quello di questi giorni che prima era di là da venire e invece è stato fatto cadere sulle nostre teste come la spada di Damocle, come un veleno indispensabile per una morte dolce.

Bene farebbe l’opposizione a pretendere a fronte della propria disponibilità, tramite il presidente della Repubblica, l’impegno del governo a fare in cambio della collaborazione offerta e a dare al proprio operato un volto riconoscibile per poterlo identificare senza ombra di dubbio alla prossima tornata elettorale.

G. Ruocco

venerdì 20 maggio 2011

Mario Dr Ruocco: Psicoterapeuta

RUOCCO DR. MARIO PSICOLOGO - PSICOTERAPEUTA

50100 Firenze (FI) - 11, v. Bertolino
tel: 328 6746294
email: drmruocco@yahoo.com

 

Sono uno psicologo e psicoterapeuta. Mi sono laureato a pieni voti con lode in Psicologia presso l'Università degli studi di Roma (La Sapienza). Mi sono specializzato in Psicoterapia individuale e di gruppo presso la sede di Firenze dell'Istituto dell'Approccio Centrato sulla Persona di Roma, che mi vede attualmente coinvolto nella classe docente. Ho consolidato la mia esperienza psicoterapica sia in contesti pubblici, che privati. Intendo la psicoterapia come una relazione di aiuto che privilegia l'empatia e l'ascolto incondizionato della persona, che si trova così facilitata nell'espressione delle sue risorse personali e nel miglioramento della qualità di vita. Seguo persone con disturbi d'ansia, vittime di abuso, disturbi del comportamento alimentare o con disagi psicologici di altro genere, come bassa autostima e insicurezza.
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